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Allorquando ci soffermiamo
a considerare la nostra esistenza, oppure guardiamo un cielo
notturno pieno di stelle, ci viene fatto di pensare alla
possibilità che anche su altri corpi celesti sia presente la
vita come noi la intendiamo. Non si tratta, in realtà, di un
grosso problema, poiché anche se esistono abitanti di altri
pianeti, le nostre possibilità di incontrarli sono assai remote.
Pare, però, che esista almeno la possibilità di comunicare con
essi.
Verso la fine del 1800 vi
erano scienziati tanto convinti dell'esistenza di abitanti di
Marte, che elaborarono tutta una serie di progetti adatti allo
scopo. Già nel 1860 Colton, un astronomo inglese, aveva
cominciato a raccogliere i soldi per costruire una serie di
specchi enormi (100 metri di diametro ciascuno) da collocare
sopra dei binari nel deserto del Sahara. I suddetti specchi,
riflettendo la luce solare verso Marte, avrebbero dovuto
comunicare agli abitanti di quel pianeta la nostra esistenza; in
seguito, si sarebbe potuto elaborare tutta una serie di segnali
coi quali intrattenere vere e proprie conversazioni. Un altro
"bello spirito" fu un certo Schmol che, nel 1891 voleva
collocare enormi fuochi nelle città di Bordeaux, Marsiglia,
Strasburgo, Parigi, Anversa, Copenaghen, e Stoccolma in modo da
riprodurre fedelmente una gigantesca orsa maggiore' . I marziani
avrebbero senza dubbio risposto nella stessa maniera. Semprechè,
beninteso, ne avessero avuta la possibilità.
Con l'avvento
dell'elettricatà, ma soprattutto con il suo progredire,
assistiamo alla proposta Cros che progettò di impiegare grossi
riflettori ad arco voltaico intermittenti che avrebbero rivelato
la nostra presenza ai marziani.
Il bello doveva venire con
l'avvento del telegrafo. Lo scienziato inglese Sir Francis
Gaulton, nel 1897 dichiarò niente meno, di aver ricevuto alcuni
segnali telegrafici dallo spazio. Lo stesso Nikola Tesla, il mago
dell'elettricità, disse di avere ricevuto segnali extraterrestri
per mezzo di "vibrazioni trine" prodotte da un suo
speciale apparecchio.
Lo stesso Guglielmo
Marconi, nel 1951, rivelò di aver ricevuto segnali radio dallo
spazio su una lunghezza d'onda superiore a quelle allora in uso e
ritenne che detti segnali provenissero da Marte. Egli dimostrò
che non si trattava di disturbi elettro magnetici poiché i
segnali in discussione erano trasmessi ad intervalli regolari e
costanti. Ma vi era stato, in precedenza, qualcosa di più e di
meglio. Nella notte del 22 agosto 1924 il professor David Todd di
Amherst (USA), poté registrare alcuni segnali tradotti in
impulsi visibili mediante un apparecchio Jenkins. In quella notte
d'agosto vi era un silenzio radio convenuto internazionalmente,
per cui è possibile escludere la frode. Il film ottenuto dai
segnali era lungo nove metri e presentava una serie regolare e
ripetuta di punti e di linee; ma la cosa più curiosa è che a
intervalli regolari di un metro apparivano, raggruppati, dei
segnali che formavano in maniera piuttosto grossolana un volto
umano. Occhi, bocca e naso erano chiaramente visibili. Che sia
stato uno scherzo di qualche buontempone? Tutto è possibile!
Nessuno, però, ha mai potuto affermare trattarsi di un trucco.
Tutti questi episodi la
dicono lunga sulla voglia dell'uomo di approfondire la conoscenza
di ciò che lo circonda. Egli ricerca continuamente un contatto
con esseri viventi al di fuori di lui poiché questa nostra
vecchia terra pare essersi fatta sempre più piccola.
In questa ricerca ci sono
state alterne fortune, ma mai una conferma che la vita abbia
potuto progredire in altri "lidi". Questo, fino al 12
aprile 1965. "Astronomi sovietici hanno registrato i segnali
di un oggetto spaziale che possono essere emanati da esseri
intelligenti. Si tratta forse della prima prova che non siamo
soli nell'universo". Con questo dispaccio, la TASS,
l'agenzia di stampa sovietica annuncia al mondo una sensazionale
scoperta. La notizia, come è ovvio, fa il giro del mondo e fa
scatenare tutti i giornali del pianeta. Era finalmente arrivata
la certezza alla speranza dell'umanità: non siamo soli!
Il 14 aprile venne indetta
una conferenza stampa presso l'università di Mosca. Tra i molti,
eminenti, scienziati moscoviti, vi è un giovane sconosciuto:
Nikolai Kardaev, al quale si deve la sensazionale scoperta.
Egli prende timidamente la parola per spiegare le circostanze
della vicenda. Fu osservando una sorgente di emissioni, scoperta
da alcuni scienziati americani nel 1960 e classificata con la
sigla CTA-102, che egli notò periodiche variazioni di intensità.
Poiché un fenomeno del genere non si era mai constatato in
precedenza, è lecito pensare che quei segnali potevano essere
emessi da un'altra civiltà. Grande eccitazione tra i giornalisti
presenti in sala che cominciarono subito a sommergere di domande
gli scienziati presenti. In chiusura il dottor Dimitri Martinov
disse: " Noi continueremo le osservazioni di CTA-102 con i
radiotelescopi per verificare il carattere periodico delle
emissioni. Ci occorre ancora un po' di tempo per pronunciarci
definitivamente. Saremo pronti fra sei mesi".
Ma dove si trova CTA-102 ?
Ai limiti della nostra galassia. Ben 5 milioni di anni luce ci
separano da essa! Non sono pochi, tutt'altro. Per comunicare con
quella parte della galassia, tra una domanda e la risposta
passano addirittura dieci milioni di anni luce. Quindi sarà,
purtroppo, impossibile un gemellaggio. Sempreché in quella parte
di universo la vita ci sia. E già pochi giorni dopo la
conferenza stampa di Mosca, le notizie furono scarsamente
incoraggianti per i fanatici degli E.T.
Quelle emissioni non
provenivano da una civiltà extraterrestre. Non provenivano da
CTA-102 e, addirittura, non provenivano nemmeno dalla nostra
galassia: esse venivano da una parte dell'universo distante dieci
miliardi di anni luce! La potenza dell'emissione è così enorme
che è impossibile, per noi, poterla attribuire a una qualche
civiltà, anche se estremamente progredita.
Il sogno, dunque, era
finito: non c'erano "omini verdi" desiderosi di
mettersi in contatto con noi; e noi ci sentivamo ancora soli. Ma
non bisogna disperare. Può darsi che domani una nuova CTA,
magari 103, venga a rinnovare il fuoco delle nostre speranze.
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