CRIZIA, dove nella discussione, Platone parla di Atlantide

…OMISSIS…

III. Prima di tutto ricordiamo che in complesso sono novemila anni che si dà per avvenuta la guerra tra quelli che abitavano fuor delle colonne d'Ercole e quelli di dentro ": e ora bisogna raccontarla. Gli uni, si dice, erano capeggiati da questa città, che compiè tutta la guerra: gli altri dai re dell'isola Atlantide che, come dicemmo, era allora maggiore della Libia e dell'Asia, mentre ora, sommersa dai terremoti, è fango impraticabile, che impedisce alle nostre navi d'avanzarsi per quel mare. La più parte delle nazioni barbare e i popoli greci di quel tempo appariranno successivamente, come si presenterà l'occasione, nel seguito del mio discorso. Ma degli Ateniesi d'allora e degli avversari, con cui guerreggiarono, è necessario esporre da principio la potenza rispettiva e le forme di governo. E di essi bisogna dare ai nostri la precedenza della narrazione. Gli dèi una volta si divisero i vari luoghi di tutta la terra secondo la sorte, non per contesa: perché non sarebbe ragionevole dire che gli dèi ignorassero quel che spettava a ciascuno di essi, né che sapendolo volessero procurarsi con le contese quel che piuttosto spettava ad altri. Ottenuto così con le sorti della giustizia quant'era loro gradito, popolavano le terre, e dopo averle popolate nutrivano noi, lor possesso e prole, come i pastori il bestiame: però non costringevano i corpi con la forza dei pastori, che traggono al pascolo il bestiame con le percosse, ma, com'è l'uomo un animale docilissimo, dirigendo quasi dalla poppa di una nave, secondo la loro volontà, e adoperando come un timone la persuasione per muovere gli animi, reggevano così tutto il genere mortale". Dunque gli dèi, ottenuto in sorte chi un luogo, chi un altro, li governavano: ma Efesto ed Atena, avendo natura comune, figli com'erano dello stesso padre, ed eguali tendenze per l'amore della sapienza e delle arti, riceverono ambedue, come unica sorte, questa regione, perché propria e adatta alla virtù e all'intelligenza, e fatti buoni gli uomini indigeni ne rivolsero gli animi all'ordine politico. I nomi di costoro si son conservati, ma le opere per la morte dei loro eredi e la lunghezza dei tempi scomparvero. Perché, come si è detto prima, rimaneva sempre superstite la razza montana e illetterata, che aveva udito solo i nomi dei principi della terra e ben poco delle loro opere. E ponevano volentieri questi nomi ai loro figli, ma, ignorando le virtù e le leggi degli antenati, tranne poche tradizioni oscure, e rimanendo essi e i figli per molte generazioni nell'indigenza delle cose necessarie, volgevano l'attenzione a quello di cui mancavano, solo di questo parlavano, ed erano incuriosi dei fatti precedenti e antichi. Invero la mitologia e la ricerca delle antichità entrano nelle città insieme con l'ozio, quando vedono che si è già provveduto alle necessità della vita: prima no ". Così si son salvati i nomi degli antichi senza le opere. E dico questo per congettura, perché Solone diceva che i sacerdoti raccontavano quell'antica guerra, citando la più parte delle gesta di Cecrope, di Eretteo, di Erittonio, di Erisittono e degli altri, e quante anche se ne ricordano di ciascun eroe anche prima di Teseo ": e così pure delle donne. E anche la figura e la statua della dea, essendo allora comuni le occupazioni di guerra alle donne e agli uomini, così, secondo quel costume, la rappresentavano armata: il che mostra che, associandosi insieme femmine e maschi, possono tutti esercitare in comune la virtù conveniente a ciascun sesso ".

 

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